Edifici religiosi

Chiesa Arcipretale Di Santa Maria Assunta

Chiesa Arcipretale Di Santa Maria Assunta

La chiesa sorge sul luogo dell’antica parrocchiale (matrice e collegiata) edificata nei primi secoli della diffusione del Cristianesimo, poi ricostruita nel 1004 e riedificata nel 1747. Solo nel 1935 la chiesa fu completata e decorata. I lavori per la nuova facciata terminarono nel 1888. Al 1976 risale l’ultimo restauro del tetto, resosi necessario in seguito al terremoto del Friuli. Ad avvalorare le origini paleocristiane dell’antica parrocchiale è un’iscrizione posta sulla facciata dell’attuale chiesa, in cui si legge: “COLLABENTE TEMPLO ANNO CD SALUTIS EXTRUCTO AUGUSTINO, NOVUM EXURGIT ANNO MDCCXLVII”. Ai lati della facciata, contenute nelle nicchie, sono presenti due statue settecentesche: quella di sinistra raffigura San Pietro con il libro sacro e due grosse chiavi, mentre quella di destra è dedicata a San Paolo, colto con il libro e la spada. All’interno, la bussola del portale maggiore è settecentesca, mentre è datata 1538 l’acquasantiera in marmo di Chiampo donata dall’arciprete Alessandro Godi. Sulla parete di destra si trova anche un fonte battesimale marmoreo, eseguito nei primi decenni del Cinquecento. La Chiesa custodisce opere di elevato pregio, come la scultura in marmo greco, raffigurante la Madonna in trono col Bambino, originariamente murata nel campanile e collegata alla scultura veronese del tardo Trecento. Nella navata sono presenti sei altari barocchi (tre per lato, perfettamente asimmetrici): l’altare della Madonna del Rosario, della Madonna del Parto, dell’Assunta, l’altare Maggiore, del Sacro Cuore di Gesù, di Sant’Antonio da Padova e di San Giuseppe. Si possono ammirare inoltre una lunetta che rappresenta Dio Benedicente tra i cherubini (fine del XV secolo), tre statue della Madonna con il Bambino e due santi Vescovi attribuiti al padovano Andrea Riccio, la pala rappresentante la Madonna del Rosario di Alessandro Maganza, La Deposizione della Croce attribuita a Francesco Maffei e un bellissimo Crocifisso ligneo dell’inizio del XVI secolo. Un ulteriore arredo delle pareti laterali della navata è costituito dalle quattordici tele ad olio con la Via Crucis dipinte da un ignoto pittore della seconda metà dell’Ottocento. Nella canonica si conserva inoltre la paleocristiana stele funeraria di Fortunio, datata al II secolo d.C. L’ultima nota è riservata al campanile, a pianta quadrata, che ha un’origine duecentesca: il suo coronamento avrebbe dovuto essere a pigna e nella cella vi si apre una bifora in rapporto assiale con la bifora dell’adiacente Palazzo dei Canonici.

Palazzo Dei Canonici

Palazzo Dei Canonici

Il Palazzo dei Canonici, in stile gotico, è stato edificato utilizzando la tenera pietra di Nanto, dalle calde tonalità giallastre. L'esistenza di un documento del 1187, in cui si nomina un edificio di appartenenza del capitolo dei canonici di Barbarano, insieme ad una recente perizia tecnica, fanno supporre che il palazzo sia sorto da una più antica struttura che inglobava una fortificazione medievale. Con il disgregarsi del Capitolo l'edificio cadde in rovina, fino a quando, nel 1530, il nobile Paolo Godi, arciprete di Barbarano, dopo aver commissionato a sue spese un opportuno restauro del palazzo in stile rinascimentale (come testimonia una lapide murata nella facciata dell'edificio), lo scelse come sua propria abitazione. Nel 1535 Godi morì, e l'edificio divenne dimora di altri nobili arcipreti che vollero lasciare traccia della loro presenza: nel 1647 il canonico Giacomo Dal Corso fece eseguire, in onore del cardinale Federico Corner, un affresco raffigurante lo stemma della sua famiglia nella sala principale; intorno al 1740, l'arciprete Agostino Gasparea commissionò una nuova ala del palazzo, in concomitanza con l'opera di ricostruzione della vicina chiesa. A causa dei numerosi restauri nel corso dei secoli, il palazzo fonde in sé elementi delle varie correnti artistiche succedutesi: oltre ad elementi gotici e rinascimentali, si possono distinguere stilemi riconducibili al Manierismo romano e al barocco (come il caminetto nella sala all'estremità sud-ovest del pianterreno), e ad interventi avvenuti nella metà del Settecento. Nella facciata sud sono incastonati sei stemmi araldici: del cardinale Giovan Battista Zeno, della famiglia Della Rovere (il quale ha subito una visibile scalpellatura durante la Rivoluzione Francese), della famiglia Godi, della città di Vicenza, della famiglia Saraceno, e l'antico stemma civico di Barbarano. Riportato a nuovo splendore dopo i numerosi lavori di restauro finanziati dal Comune, il palazzo è attuale sede della biblioteca e di alcune attività dell'amministrazione comunale.

Chiesa Di San Giovanni In Monte

Chiesa Di San Giovanni In Monte

La chiesa non è più in uso dal 1954, quando insieme al monastero fu ceduta al Comando Trasmissioni dell’Esercito Italiano. Le ipotesi legate all’origine dell’edificio religioso sono varie: c’è chi ipotizza che la chiesa e il monastero (costruito nelle immediate adiacenze), fossero in passato sede dell’ordine dei cavalieri del Tempio; altri credono che il complesso fosse originariamente un monastero fondato dalla famiglia Barbarano. Ciò che sappiamo per certo è che nel 1459, accanto alla Chiesa di San Giovanni (attestata dal 1306), fu fatto costruire da Cosma Barbarano un monastero, il quale fu sede dei Carmelitani fino alla fine del Seicento. Nel 1744 iniziarono i lavori di restauro e la chiesa venne riaperta al culto nel 1784. Attualmente il calendario annuale per le visite a ciò che rimane del complesso religioso è gestito dall’associazione Italia Nostra. Il vecchio campanile venne sostituito con uno nuovo, costruito, come dice l’epigrafe che vi è murata, tra l’agosto e il settembre del 1894. All’interno l’altare maggiore è privo del paliotto, della portella del tabernacolo e della pala con l’immagine di San Giovanni che battezza il Cristo, che era incastonata nell’elaborato dossale barocco, costituito da due colonne corinzie affiancate da un motivo vegetale. La tela è stata attribuita ad Alessandro Maganza (1556-1632), anche se certi stilemi formali ricordano la maniera di Palma il Giovane (Jacopo Negretti, 1544-1628). L’arco di trionfo, che chiude il presbiterio, ha la chiave ornata da un cartoccio ed è sorretto da lesene. Ai suoi lati, in alto, si trovano due piccole nicchie nelle quali erano contenute le statue policrome della seconda metà del Cinquecento: una di San Giuseppe (ora perduta) e l’altra di San Giovanni (conservata, insieme a molti altri reperti dell’antico complesso, presso la nuova parrocchiale di San Giovanni in Monte).

Chiesa E Convento Di San Pancrazio

Chiesa E Convento Di San Pancrazio

La chiesa e il convento francescani, dedicati al giovane cavaliere romano Pancrazio, martirizzato nel 304, sorgono sul promontorio che avvolge da levante Barbarano. L’origine della costruzione di questo complesso religioso risale al 1501, quando i Barbaranesi donarono alla Congregazione Amadeita la chiesa e il luogo in cui si doveva far sorgere il monastero dedicato a San Pancrazio. La piccola chiesa del Cinquecento, a una sola navata con il tradizionale soffitto a travature, rispecchiava in origine il modello classico delle chiese conventuali dell’Osservanza. Nel Seicento però la struttura originaria subì alcuni interventi di rifacimento, che proseguirono fino alla prima metà del secolo scorso. In particolare la chiesa venne prolungata, innalzata e caricata di ornamenti e statue barocche. Soltanto con i restauri iniziati nel 1939 l’edificio venne riportato alla sua semplicità francescana: sul soffitto riapparvero le vecchie capriate, le cappelle laterali furono restaurate e anche la facciata ritornò alle linee originali. All’interno della chiesa è custodita una scultura in terracotta raffigurante la Vergine col Bambino, pregevole opera della fine del Quattrocento. Al centro del chiostro del convento è posto il pozzo cinquecentesco, a pianta rettangolare, dove si possono ammirare, ai quattro lati, alcuni interessanti rilievi: a sud l’abbraccio di Gesù, a nord il sole con il monogramma di Gesù nel centro, ad est la colomba e ad ovest la croce di Gerusalemme. I frati di San Pancrazio offrono ancora oggi la possibilità a turisti, visitatori e fedeli, di soggiornare per fini spirituali all’interno del convento.

Ospedale Di San Martino

Ospedale Di San Martino

All’inizio il complesso ospitava un ospedale tenuto da alcuni monaci che abitavano in comunità negli edifici annessi alla chiesa. Nel corso del XVI secolo passò ai padri carmelitani, che già risiedevano nella chiesa di San Giovanni in Monte. Nel Seicento entrò in possesso della proprietà Giovanni Maria Marchesini e la chiesa venne definitivamente sospesa. Considerando la struttura architettonica chiesastica, le origini del complesso appartengono all’epoca gotica. I due edifici, convento e chiesa, sono ancora oggi distinguibili, ma del primo non rimane pressoché nulla e della chiesa pochissimo. Accedendo al piano superiore attraverso la scala ricavata all’interno, si può ancora intravedere parte della crociera gotica di quella che doveva essere l’abside della chiesa. Alcuni piedritti degli archi ancora visibili posano sugli abachi delle colonne o delle lesene che li supportavano e che ora sono scomparse, inglobate nei muri moderni. La parete che si presenta a sinistra, appena varcata la porta d’accesso che si apre a nord sul lato lungo dell’ex chiesa, conserva tuttora una assai vaga presenza di affreschi, l’esiguità dei quali non permette di determinarne la data di esecuzione.

Chiesa Del Sacro Cuore

Chiesa Del Sacro Cuore

Sorta per necessità di una popolazione (quella di Ponte) in continuo incremento demografico, la costruzione risale agli anni 1923-1926 ed è dedicata al Sacro Cuore di Gesù. L’edificio, a pianta longitudinale, è in stile neoromanico, con tre navate divise da cinque colonne ciascuna, in pietra di San Gottardo, a fusto liscio e con capitello a foglie d’acanto. A realizzare il progetto fu l’architetto Ferruccio Chemello, il quale realizzò anche l’altare in pietra di Nanto con sfondi dorati. Il terreno su cui sorge l’edificio fu acquistato nel podere dell’allora signor Carlotto, con un contratto conclusosi nell’estate del 1923. Per far fronte alle ingenti spese di realizzazione fu redatto un fondo cui sottoscrissero le famiglie del paese, il quale fruttò circa ventiduemila lire. Il 18 maggio 1924, alla festa della Posa della Prima Pietra della Chiesa, partecipò il Mons. Tiziano Veggian, che benedì la Prima Pietra, e fu organizzata una pesca di beneficienza pro Chiesa in cui vennero esauriti tutti i biglietti. I lavori di costruzione iniziarono nell’ottobre dello stesso anno. Il campanile visibile oggi non è quello originario, e non è nemmeno quello previsto da Chemello, che ne voleva uno in stile neoromanico a pianta ottagonale. Originariamente venne eretto, sul fondo del lato sinistro del tetto della chiesa, un frontone a timpano con tre vani ad arco entro cui erano alloggiate tre campanelle. Il 20 maggio 1926 la Chiesa venne solennemente inaugurata, e solamente sedici anni dopo, con decreto datato 9 ottobre 1942, la Chiesa divenne istituzione parrocchiale.